CHI SIAMO

L'Associazione ha come scopo la salvaguardia degli anfibi ma anche la sensibilizzazione della popolazione e delle amministrazioni riguardo a questa problematica.

Per fare questo noi ci muoviamo principalmente su tre fronti: 

- l’attività di salvataggio vera e propria, che consiste nella posa delle reti e nei salvataggi notturni; 

- l’attività di sensibilizzazione e informazione che consiste in incontri, convegni, lezioni didattiche nelle scuole (con progetti che prevedono sia lezioni in classe, che salvataggi assistiti e gite alle zone umide); 

- infine l’attività di segnalazione e “contrattazione” con le amministrazioni per indicare le problematiche in un dato territorio ed invitare gli Enti di competenza ad intervenire e collaborare con noi per la salvaguardia degli anfibi. 

 


Storia del progetto

Le attività di salvataggio in provincia di Treviso sono partite in maniera organizzata nella primavera del 2003, soprattutto su iniziativa dei volontari di alcune associazioni come la L.A.C. Veneto, E.N.P.A. sezione di Treviso in accordo con i responsabili del Centro Studi Arcadia che coordinavano il “Progetto Rospi” a livello nazionale e il dott. Carlo Scoccianti del W.W.F. Italia, esperto sul tema della conservazione erpetologica.

Dal 2009 si forma il Gruppo Salvataggio Anfibi provincia di Treviso, un gruppo informale di volontari che si occupa e coordina le attività presso il Montello (Strada Panoramica e laghetto Benzoi), Segusino e Bosco del Fagarè, in stretto coordinamento tra l'E.N.P.A. sezione di Treviso, che organizza i salvataggi presso i laghi di Revine e a San Pietro di Feletto. I primi siti di salvataggio sono stati quelli della Dorsale del Montello presso lo stagno di Casa Zamattia a Montebelluna, della Panoramica presso Santa Mama di Crocetta del Montello e lungo le strade provinciali nell'ambito dei laghi di Revine. Negli anni i volontari di queste associazioni sono stati affiancati da numerosi cittadini autonomi. Numerosi sono stati anche gli incontri ufficiali con tecnici e amministratori quali Sindaci dei comuni coinvolti, rappresentanti di Consorzi e altri Enti locali e dell'Amministrazione provinciale. Al contempo sono stati prodotti lettere ufficiali, relazioni e documenti tecnici, articoli scientifici, articoli sulla stampa cartacea e su internet su scala locale, nazionale e internazionale, servizi televisivi e altri materiali audiovisivi dedicati agli anfibi e alle attività di conservazione a loro dedicate. Numerose sono state le iniziative di divulgazione e sensibilizzazione, anche in collaborazione con gli Enti pubblici o altre associazioni del territorio, che hanno coinvolto in queste attività le scuole di ogni livello, dalle primarie alle università, così come il pubblico di ogni fascia di età.

In oltre dieci anni di attività nell’ambito di questo progetto sono stati realizzati numerosi interventi di conservazione attiva riguardanti gli anfibi e azioni coordinate di mitigazione dell’impatto stradale sulla piccola fauna in migrazione: nel 2005 a Montebelluna è stato realizzato il primo tunnel in provincia di Treviso finalizzato alla conservazione della fauna, e si è passati dai quasi 16.000 Anfibi salvati dai volontari nella primavera del 2003 in due località, ai sette siti di salvataggio del 2012 e quasi 37.000 anfibi raccolti lungo le strade. Oltre al rospo comune Bufo bufo, che rappresenta la maggior percentuale degli animali recuperati dai volontari, con le attività di salvataggio sono state tutelate altre 10 specie di anfibi, tra cui numerose specie di interesse comunitario: tritone crestato italiano Triturus carnifex, tritone punteggiato Lissotriton vulgaris, tritone alpestre Mesotriton alpestris, salamandra pezzata Salamandra salamandra, rospo smeraldino Bufo viridis, raganella italiana Hyla intermedia, rana dalmatina Rana dalmatina, rana di Lataste Rana latastei, rana verde Pelophylax synkl. esculentus. Nel tempo anche i tratti di strada protetti dalle barriere temporanee sono andati aumentando in maniera considerevole, passando dal primo anno senza barriere lungo le strade fino alla situazione attuale, che vede tratti anche di diversi km montati regolarmente lungo le strade provinciali tra il Piave e il Montello, il bosco del Fagarè e nell’area dei laghi di Revine.